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//Write
me.
//Reading:
L'italia del novecento, di Indro Montanelli e Mario Cervi (...ebbene sì)
//Last books:
Signor Malaussene, di Daniel Pennac Jim entra nel campo da basket, di Jim Carrol<
Tutti i denti del mostro sono perfetti, di autori vari italiani
//Last assumed drug:
Hot Rail, dei Calexico
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*loading* vagabonds.
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sabato, settembre 24, 2005 |
| Fa figo avere un blog figo. C'è poco da fare, è così. Se sai come gestirlo, vieni meglio qui che in fotografia. Se ci siamo capiti. Ottimo mezzo di rimorchio, il blog... Con due o tre ragazze ci sono anche uscito grazie a quest'ottimo mezzo di comunicazione. E' un'ammicatura a loro, con cui ho tutt'ora un ottimo rapporto e a cui voglio bene. Ma ora, siate onesti, non vi pare il momento di chiudere questa carcassa insipida che non dice più nulla? Questo scheletro. Questo guscio di lumaca senza più lumaca. Questo coso. Inutile tenerlo. Che tanto, per quel che valgono le mie esperienze, me le tengo. Ché ogni volta che esco con una ragazza e questa viene a conoscenza di questo cesso, sente sempre la necessità di sporgersi a questa finestra. Di sbirciare in questo diario del cazzo. E come impedirglielo? E' pubblico. Ne ha tutti i diritti. Di conseguenza io mi limito. Questo, per fare un esempio. Poi ce ne sarebbero degli altri. Di fatto, quello che si legge qui non è che la crosta di ciò che mi succede e che mi è passato la voglia di comunicare. Non mi va di raccontarvi. Non mi va di giudicare. Non mi va di polemizzare. E' la stessa cosa che dissi poco più di un anno fa. Me ne rendo conto. Ma inutile tentare di scoparsi le proprie ex. Non so se avete inteso il parallelismo. Quindi mollo questo relitto. Lo lascio galleggiare in queste acque. Ma non mollo the blog's world. Non scompaio. Ho un ideina. Ina ina. Vi farò sapere... Avanti un altro.
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da: Rupert | 13:43
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sabato, settembre 17, 2005 |
| Non so bene perché, questa mattina mi sono svegliato con in testa il motivetto: passerotto non andare via... Questo oltre alla bocca impastata, il sole che mi sparava negli occhi, un cerchio alla testa così forte che quasi credevo m'avessero messo un'aureola di buona condotta (?). E un bisogno estremo di andare al bagno represso per mancanza di carta igienica. Come si abbassano le pretese di un uomo... Ma vogliamo parlare di questa sera? Parliamone. La notte bianca. Roma. Otto di sera sette del mattino in un'unica tirata. Diamo una rapida scorsa alla disponibilità del programma romano (copio testualmente): - La vera natura dei cereali con Grancereale. Questo fino alle 8.00. - La notte dell'autostima, dedicata a tutte le donne alle prese con la propria immagine (queste me la dovete spiegare voi). - La lunga notte della TV italiana: la giornata "tipo" di un bambino televisivo degli anni '70 (questo è quel che si chiama intrattenimento). - Notte in bianco, fino alle 3.00 (non me lo auguro proprio questa sera, comunque quelli che vi partecipano possono ritrovarvi le donne che avranno partecipato alle lezioni di autostima di cui sopra...). - Per concludere al mattino: "The ExtraDark side of breakfast" o "Colazione al bioparco con gli scimpanzé" (riguardo quest'ultimo Ruggiero ha manifestato un sorprendente moto d'entusiasmo). A parte gli scherzi, vi sono diverse cose interessanti qui attorno. Ma io lo dico, lo consiglio e lo ripeto. Non fatevi alcun programma. E' inutile. Non sarete mai in grado di rispettarlo. Potete solo buttarvi nel mucchio. Come sempre.
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da: Rupert | 15:31
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domenica, settembre 11, 2005 |
| Eccomi qui. Di idee chiare non ne ho molte, ma ottimismo necessario per avere voglia di non rimanere a fare muffa in una domenica post-estiva bigia e calcistica. Così armo le mie chiappe a sufficienza perché mi portino in studio, dove ho il mio computer nuovo e moltissimo lavoro da cominciare.
Dicevo. Di idee chiare non ne ho molte, ma la serenità necessaria per viverla, sta cazzo di giornata.
Ermanno la prende un po' come me, ma deciso a produrre nel sonno, ben sdraiato sul divano dello studio. Con la faccia schiacciata sul cuscino.
Finché non arriva Andrés, il mio promettente regista nonché fratellino di adozione.
E lui mi prende per la camicia (nonostante io indossi una maglia senza maniche di cotone nero) e mi trascina affondo con lui. In quell'oblio che è il pessimismo catatonico d'ogni bravo, promettente, capace, creativo in crisi di gloria.
La crisi di gloria.
Quasi non ci facevo più caso finché non me l'ha resuscitata in quel di un caffé in campo de' fiori.
Mi fa vedere tutto nero. Tutto senza possibilità. Questa crisi ti mette la testa in una scatola, circondato da un collage d'ambiente. Ti si contestualizza la scatola. E tu non riesci più a vedere oltre.
Non c'è più niente da vedere.
Non ci sono più possibilità.
E tu sei finito ancora prima di cominciare.
In attesa di chissà quale miracolo del cazzo.
Solo che io ci sto stretto lì dentro. E dico al mio fratellino Andrès...
...tirati su.
Su.
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da: Rupert | 20:19
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venerdì, settembre 02, 2005 |
5200 chilometri macinati, approssimativamente (per difetto). Con treni, aerei, auto.
Dodici città. Ventiquattromilabaci. Cinque rullini fotografici (132 immagini).
E un taccuino moleskine interamente colmo d'esperienze, schizzi e memorie.
Ma non sono ancora a casa.
Questo in un mese di viaggio, cullato prima nei miei pensieri nel corso di tre anni e finalmente realizzato nel momento stesso in cui, con uno zaino militare usato sulle spalle, un panama sulla testa e le mie sneakers rosse vecchie di tre anni, sono partito da solo da Roma.
Di fatto, non dormo sotto il tetto di casa mia da due mesi.
Di fatto, non ho una casa da due mesi.
Però ormai si sta facendo tardi, è quasi ora di tornare.
Bisognerà pur cominciare da qualche parte. Le idee, averle nella testa va bene, ma poi bisogna portarle al mondo.
O alla luce, che dir si voglia.
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da: Rupert | 17:59
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lunedì, agosto 15, 2005 |
Sono a Roma in attesa di pigliare un aereo, domani mattina. Il mio viaggio non è arrivato nemmeno a metà.
Sembra un'attesa infinita, anche se non la sto vivendo come tale. Ma sembra non finisca mai.
Anzi no. Che sia semplicemente tutto fermo.
Altro che tempo che scorre.
Altro che tic tac.
Sto semplicemente qui. Come se un attimo fa avessi chiesto a chi mi sta vicino: ma non era un semplice "Fine primo tempo"?
Sveglia. Mi si risponde. Non li interrompono più i film.
Allora è finito. Chiedo io.
Se' vabbè... Mi si risponde.
Che viaggio 'sto viaggio. Se ve lo raccontassi non ci credereste.
"A cinque passi dal deliro", il film, in confronto è roba da poppanti.
Roba da prima serata.
Neanche Roba da Disney Channel.
Che poi, neanche esiste 'sto "Cinque dal delirio".
Vabé, ci si rivede, eh?
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da: Rupert | 23:04
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sabato, luglio 30, 2005 |
| Mi state dicendo che se punto l'obiettivo su un particolare, un soggetto, l'effetto che avrò non sarà quello d'inquadrare quella scena. Di avere cioè la ripresa di quella fetta di mondo, ma di escludere tutto il resto...
E questo che state cercando di dirmi?
Che mi sto perdendo qualcosa?
E cosa?
Io poi non è che sia un fissato. Mi siedo soltanto davanti al computer per alcuni minuti. Magari un'ora. Ma già poi mi trovate altrove.
Giusto il tempo di.
Scrivere.
Anche se altrove lo sono sempre.
Non basta neanche un quadrangolare. Ci si perde di meno. Poco di meno.
Ma il pensiero va sempre lì.
Anche a leggere, in questo periodo, non ho speso molto tempo.
Se ci fate caso. I libri aperti sono sempre gli stessi.
Ne ricordo appena l'inizio.
Troppo impegnato a guardarmi attorno. Concentrato a non perdermi nulla.
Non abbastanza, s'è visto.
Allarme pubblica mente.
La privatizzazione dei miei semi. Di girasolo.
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da: Rupert | 18:05
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venerdì, luglio 22, 2005 |
| E' interessante quello che ha detto un ragazzo in una video intervista che ho visto oggi. Un bellissimo cortometraggio realizzato montando un intervista di quattro ragazzi e di una notte di ubriacatura dove è successo qualcosa. Un qualcosa che si riscostruisce nel procedere del racconto.
Questo ragazzo dice.
Dice che i tabù sono difficili da superare (anche la consapevolezza degli stessi) e che anche quando questi vengono infranti, affrontarli e - di nuovo - superarli non è mai facile.
Trovo che questa sia una cosa molto vera. Esiste quella sorta d'imbarazzo che, nonostante tu possa aver fatto qualcosa di cui non ti vergogni, non ti rende capace di superare il preconcetto per il gesto.
Sempre che di preconcetto si tratti.
A questo punto nascono una serie infinita di quesiti spontanei.
Quali sono i miei tabù? Dove arrivano?
Il discorso coinvolge ben altro che i soli tabù. Coinvolge anche i nostri errori, i nostri (cattivi) pensieri. I nostri gesti.
Le azioni che provocano azioni.
La consapevolezza di una scelta e la capacità di accettare questa anche un volta che si sta passando alla successiva.
Al ché, sempre di conseguenza, mi vengono in mente delle persone. E le loro scelte.
Si rendono conto (ti rendi conto) della scelta che hai fatto?
Sapranno (sapresti) dire quando l'hanno intrapresa?
Bisogna mettersi al centro di una stanza completamente bianca. E non guardare negli occhi della gente cercandone il giudizio o il sentimento.
Bisogna essere maturi abbastanza da esporre se stessi agli altri.
Io la mia scelta l'ho fatta. Ancora aspetto quella altrui, se pur già evidente.
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da: Rupert | 19:11
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venerdì, luglio 15, 2005 |
| Mi trovo a dover chiamare alcune mie ex per farmi ridare le mie cose.
Racconti, foto persi insieme al computer.
Tesoro caro, mi si dice, io non ho più nulla. Ho buttato via tutto.
Questo da una persona che, lasciandoci, mi disse: io ti ho amato.
Non posso sapere cosa le ho lasciato. Oltre quei file che, evidentemente, non aveva voglia di conservare.
E' una domanda che mi pongo molto francamente.
Nel mentre succede una cosa non tanto bella. Una cosa che non alimenta il mio ottimismo.
Giusto per intenderci. Mi sparo una sigaretta, e comincio a pellegrinare da un appartamento all'altro.
Quando arrivo in studio sono distrutto. Mi si dice: sparati un po' di Guaranà.
E vada per il Guaranà, in questo stato un po' frigidaire. Mi tocco i coglioni sperando che sia finita qui.
Non è finita qui. I freni del motorino mi si spaccano mentre corro, un grossa agenzia mi plagia un lavoro di grafica.
Toh, mi si ripete, un po' di Guaranà. Se non fossi io mi verrebbe quasi da ridere.
Poi oggi mi arriva una mail, del tutto inaspettata. E una ragazza di qualche anno fa mi suggerisce, senza che neanche se ne accorga, che forse non è proprio tutto da buttar via.
Mi dice: ormai siamo quasi due estranei e non so neanche se hai voglia di ascoltare le cose che mi passano per la testa…ma sai, riaprire le scatole dei ricordi, come le chiamo io, per recuperare i tuoi racconti mi ha fatto sorridere un sacco. Sì, sorridere…ovvio con un filo di nostalgia per due persone che non esistono più, ma c’era tanta gioia condivisa con te. Quel sorriso che si è disegnato sul mio volto aprendo quelle scatole mi ha fatto capire che quando arriverò alla mia Itaca uno dei tesori che porterò con me saranno quei due che solo noi abbiamo conosciuto.
Oggi niente Guaranà.
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da: Rupert | 18:26
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martedì, luglio 12, 2005 |
| Provo amarezza per quegli stupidi vecchi che trovano maggiore povertà sentimentale ed etica nella nostre generazioni rispetto alla loro.
Provo perplessità nel fatto che davvero credano che queste stesse generazioni, siano davvero diverse dalla loro.
Trovo ridicolo che pensino che, per come va il mondo, i sogni dei giovani siano difficili da realizzare. E altrettanto assurdo che non si rendano conto che quelli che sognano sono loro, quando nel frattempo i giovani progettano.
Penso sia incredibile quando criticano le iniziative culturali e creative di un centro sociale, quando non vi è altro spazio non occupato dalle loro chiappe.
Alzo le spalle quando sento, ancora oggi, enfatizzare il ’68 di urla e manifestazioni rispetto a quelle odierne. C’è stato un momento in cui quasi c’ho creduto, poi ho visto quello che sanno fare queste criticate e mute giovani generazioni, mentre con la testa e con le mani realizzano progetti creativi che dicono: i vostri lavori sono le nostre materie prime.
Lasciate perdere le mie polemiche sgarbate. Sono rancori che passano e durano quel che durano.
Poi torna la cortesia di sempre. Mi alzo e cedo il posto.
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da: Rupert | 14:15
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